Giuseppe Giampaoli: visione imprenditoriale al servizio dello sviluppo.
Con decenni di esperienza in Italia, Francia e Africa Occidentale, Giuseppe Giampaoli è un Business Developer che ha saputo coniugare visione strategica, competenze trasversali e attenzione all’impatto economico e sociale dei progetti. In questa intervista racconta il percorso che lo ha portato a guidare operazioni complesse di Project Financing, sviluppare modelli innovativi di partenariato pubblico-privato e promuovere soluzioni ad alto valore aggiunto. Una testimonianza di rigore, creatività e capacità di generare risultati concreti in contesti sfidanti.
Le origini del percorso professionale.
C’è stato un momento specifico o una serie di esperienze che ti hanno fatto capire che il business development e il project financing avrebbero caratterizzato il tuo percorso?
Fin da giovane sono rimasto affascinato dalla figura di Enrico Mattei. Ho approfondito il suo pensiero e il suo modus operandi leggendo le numerose biografie a lui dedicate. La sua capacità di perseguire finalità di interesse collettivo con un approccio imprenditoriale e orientato al risultato economico mi ha ispirato profondamente.
Formazione e ispirazioni culturali.
Qual è stato il tuo percorso di studi e quali passioni o interessi culturali ti hanno accompagnato durante la tua formazione? C’è qualcosa che, al di fuori del lavoro, ha influenzato il tuo modo di pensare o di approcciare il lavoro?
Essendo figlio e nipote di imprenditori edili, è stato naturale per me scegliere un percorso di studi in linea con l’ambiente in cui sono cresciuto, ma che rispettasse anche la mia personalità. Così, al termine del Liceo Scientifico, non ho avuto dubbi tra Ingegneria e Architettura, optando per quest’ultima. Una facoltà che rappresenta la sintesi perfetta tra arte e tecnica e che insegna a valorizzare una creatività non fine a se stessa.
Il viaggio attraverso esperienze significative.
Se dovessi scegliere un’esperienza professionale che ha segnato una svolta nel tuo percorso, quale sarebbe? Cosa ti ha insegnato e come ha cambiato il tuo approccio?
La vera svolta è arrivata intorno ai quarant’anni, nel pieno della mia maturità professionale. Un evento drammatico, il terremoto ad Assisi, ha segnato l’inizio di questo cambiamento. Era un’esperienza unica: dalla complessità dell’intervento al prestigio internazionale del luogo. Questa esperienza, oltre a richiedere competenza e sensibilità, mi ha insegnato a trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, arricchendo il mio approccio professionale e rendendolo più consapevole e orientato a fare la differenza, anche in contesti di grande responsabilità.
Superare le sfide con creatività.
Quali sono state le sfide più impegnative che hai affrontato nel tuo percorso, sia come business developer che come gestore di progetti di Project Financing? In che modo la tua creatività e la tua apertura verso altre culture ti hanno aiutato a trovare soluzioni innovative?
Paradossalmente, le sfide più difficili sono spesso legate alle operazioni meno ambiziose, che non hanno lo stesso impatto di un restauro monumentale ad Assisi o in altre città italiane. Le difficoltà maggiori emergono nei progetti dove la burocrazia ha un peso rilevante. In queste situazioni, la creatività e l’apertura verso altre culture mi hanno permesso di trovare soluzioni innovative, aggirando gli ostacoli con un approccio flessibile e orientato alla collaborazione.
I traguardi raggiunti.
Guardando indietro, quali sono i progetti o i risultati di cui sei più orgoglioso? C’è un progetto particolare in Francia o Italia che rappresenta meglio il tuo stile e il tuo impegno professionale?
I progetti di cui sono più orgoglioso rientrano in tre ambiti di attività, apparentemente diversi tra loro. Il primo, di cui ho già parlato, è il restauro di alcuni edifici storici ad Assisi, tra cui il Vescovato, danneggiati dal terremoto. Il secondo è la Collezione di documentari “Heritage” dedicata al Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Questi due progetti rappresentano al meglio il mio stile di lavoro e il mio approccio professionale, che considero piuttosto originale: con modestia, posso dire di aver inventato i restauri sponsorizzati e il concetto di docufilm. Infine, c’è “Volback”, un sistema di localizzazione dei veicoli che risale alla fine degli anni ’80, precursore dei moderni sistemi basati su GPS.
Il tuo approccio strategico.
Come descriveresti il tuo modo di lavorare? Ci sono stati libri, persone o esperienze culturali che hanno influenzato la tua visione strategica?
Sicuramente ho trovato conferme, più che ispirazione, leggendo Edward De Bono, lo psicologo che ha teorizzato il “pensiero laterale”. Quasi quarant’anni fa lessi il suo libro Sei cappelli per pensare, che ha rafforzato il mio approccio strategico, spingendomi a valutare le situazioni da prospettive diverse e a cercare soluzioni innovative.
Crescita ed evoluzione personale.
Come è cambiato il tuo modo di lavorare negli anni? Quali nuove competenze hai sviluppato nel corso di oltre 50 anni di carriera? C’è stato un momento in cui hai dovuto reinventarti?
Il mio modo di lavorare è chiaramente cambiato, sia per ragioni esogene, come l’impatto preponderante delle nuove tecnologie, sia per ragioni endogene, legate all’esperienza accumulata nel tempo. Questi fattori mi hanno portato a sviluppare nuove competenze e ad adattare il mio approccio, rispondendo in modo flessibile alle evoluzioni del contesto e alle esigenze del mercato.
Il futuro.
Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? Ci sono progetti o sfide che vorresti affrontare nei prossimi anni?
Per me sarebbe difficile immaginare una vita senza obiettivi o mettere a riposo la mia creatività. La prossima sfida è “Domolux”, una rete di sacrari per ceneri. Probabilmente sarà il mio ultimo progetto, un modo per chiudere il cerchio con una sfida che assume anche un valore metaforico.
Valori e relazioni.
Cosa ritieni sia davvero importante nel modo in cui gestisci le relazioni con clienti e partner? Ci sono valori o principi, magari legati alla tua esperienza culturale o personale, che cerchi sempre di mantenere nel lavoro?
Il valore che mi hanno trasmesso mio nonno e mio padre è l’onestà. Non solo per il suo valore etico intrinseco, ma anche perché è un “ottimo investimento” a lungo termine. A questo aggiungo la generosità, intesa non tanto come offerta di beni materiali, quanto come dedizione completa al raggiungimento di un obiettivo, senza calcoli, senza risparmiarsi.
Lezioni di vita.
Guardando alla tua carriera e alla tua vita, quale consiglio daresti a chi sta iniziando ora nel Business Development o nel Project Financing? Ci sono esperienze personali o culturali che ti hanno insegnato qualcosa di fondamentale?
Ai giovani, già destinatari di tanti, forse troppi consigli, vorrei semplicemente suggerire di cercare soluzioni originali ai problemi che inevitabilmente si troveranno ad affrontare. È importante non limitarsi a seguire il percorso che sembra l’unico possibile, ma ricorrere alla creatività per esplorare nuove strade.